Ordinary Crazy
LA MIA STORIA

UNA NASCITA HOLLYWOODIANA

Non sono mai stata brava a parlare di me, a descrivere il mio carattere, i miei sentimenti e tutto ciò che riguarda la mia personalità - questo anche perché mi ritengo una persona abbastanza complessa, dalle mille sfaccettature e con un alterego, che parlare di tutto questo risulta essere una vera e propria impresa. Comunque ci provo!
Mi chiamo Elena, sono al mondo dal 13 aprile del 1982, e risiedo in quel di Milano da sempre, anche se sono nata da tutt'altra parte. La mia città natale infatti di chiama SCHWYZ, capoluogo del Cantone di Svitto, in Svizzera Tedesca, a pochi passi da Zurigo.
La storia della mia nascita sembra quasi la sceneggiatura di un film di avventure - per quanto sia ricca di colpi di scena e di imprevisti rocamboleschi, ma per fortuna dal finale lieto.
I miei genitori di trovavano sopra di un treno, che dalla Germania li stava portando verso casa: L'Italia. Mia madre era incinta di 8 mesi - e la mia nascita era prevista intorno alle prime settimane di maggio.
Subito dopo sposati, nel marzo dello stesso anno, i miei decisero di trasferirsi dalla Sicilia, loro terra d'origine, appunto in Germania, dove risiedeva la sorella di mia madre da un paio di anni, con la speranza di trovare un lavoro e potersi così sistemare, in vista del nuovo arrivo in famiglia. Speranza vana - perché qualcosa andò storto. I miei non riuscirono mai ad ambientarsi in questa terra straniera molto fredda e dalla lingua dura e ostile - e per cui dopo neanche un mese che si trovavano li, a Francoforte, decisero di fare i bagagli e tornare nel loro caro amato Paese.
E' aprile, è notte fonda, quando i miei si trovavano nei pressi della Svizzera Tedesca - e a mia madre improvvisamente ed inspiegabilmente (dal momento che come detto prima, mancava solo un mese alla mia nascita), le si rompono le acque. E' la fine del mondo! In quell'istante succede praticamente di tutto in cui tensione e confusione la fanno da padrona. Nessuno sa che fare - fermare il treno e chiamare l'ambulanza per trasportare la donna gravida al primo ospedale vicino, oppure, come avviene nei film, aiutandola a partorire li direttamente sul posto?! Questo è il dilemma!
Fortunatamente non si sa come o perché, la buona provvidenza vuole che sul treno, fra tutti i passeggeri, ci sia anche un ginecologo e per giunta italiano - il quale si precipita a visitare mamma, decidendo all'istante che c'era ancora del tempo utile per trasportarla in ospedale - anche se non c'era tempo da perdere. E' così arriva immediatamente l'ambulanza che dalla stazione si precipita nell'ospedale di una piccola cittadina di nome Schwyz. E' la notte del 12 aprile, giorno di Pasquetta - con mia madre intenta ad iniziare il travaglio più lungo della sua vita, cercando allo stesso tempo di tenere i nervi ben saldi, a causa della situazione poco normale in cui si trovava. Lei non riusciva a comprendere chi gli stava intorno e viceversa - ed è chiaro che insieme ai dolori era ancora più difficile da sopportare. Ma mia madre è sempre stata un tipo forte - e così riesce a resistere perfettamente! E sempre grazie alla buona provvidenza, riesce a trovare fra tanti, un'infermiera che essendo sposata da un pò con un italiano, riesce a farle da interprete - e così a capire i consigli che il Dottore di turno le dava per placare un pò i dolori.
Tutta quella voglia di venire al mondo immediatamente e prematuramente, in me di colpo si arrestò - e perciò non ne volli sapere di collaborare, lasciando in piedi tutta la notte la mia povera mamma, che nel frattempo era letteralmente esausta. Tutto sommato, forse era meglio così - bisognava essere informa per partorire! E capii all'istante che il giorno dopo sarebbe stato l'ideale - ironia della sorte vuole che il 13 sia da sempre il mio numero preferito, ma non soltanto perché legato alla mia nascita, ma soprattutto perché come numero mi ha sempre molto affascinata - alla faccia delle varie scaramanzie che ci sono in giro per il mondo, e che lo vedono come numero porta sfiga. Numero che fra l'altro mi lega molto a mamma, essendo anche Lei nata il giorno 13 ma di un mese avanti, ossia maggio.
E così venne quel benedetto martedi 13 aprile, dopo tanta neve, che era caduta nei giorni scorsi, a Schwyz era spuntato nuovamente il sole, tipico di una giornata primaverile - e che vedeva mia madre ancora alle prese con il suo travaglio interminabile! Quando ad un certo punto scatta l'ora X! Ci siamo! Mamma viene immediatamente trasportata in sala parto - inizia operazione "spingere", in cui tra l'altro un'infermiera se la prende con Lei in quanto sostiene che non collabora abbastanza. Dovrebbe spingere con tutte le sue forze - e Mamy non sempre riesce. Nel frattempo mio padre decide di uscire dalla sala, in quanto essendo la prima volta non ce la fa a reggere, avvertendo all'istante sintomi di svenimento. Diciamo pure che gli mancava il fegato! :-P
Non fu un operazione semplice, sarà perché già allora dimostravo di avere una testa abbastanza grande, questo infatti ne complicava l'uscita - e perciò si aiutarono con un qualcosa di cui adesso non ricordo bene il termine tecnico - che finalmente facilitò la cosa. Erano le 12.30 e io venni alla luce! E fu un momento da immortalare con una bella fotografia di io accanto a mia madre che era completamente sfinita, sul letto, e con indosso una tutina azzurra - tanto da sembrare più un maschietto che una femminuccia. E anche in questo caso destino vuole che l'azzurro sia il mio colore preferito - e che nel più profondo dell'animo sono sempre stata un tipo maschiaccio e inoltre fiera di esserlo.
Essendo nata prematuro, dovetti trascorrere un paio di giorni dentro all'incubatrice - nel frattempo dentro la clinica stava accadendo di tutto e di più. L'arrivo improvviso dei miei genitori e la mia nascita destarono molta curiosità ed entusiasmo nella piccola comunità montanara, sino ad allora priva di avvenimenti del genere. E così in men che non si dica istituzioni e gente cosiddetta "normale", si precipitarono in clinica per darci il loro personalissimo benvenuto. Furono più che calorosi, molto di più, un affetto che non si può descrivere a parole. A mamma regalarono dei fiori, mentre a me dei giocatoli - ed entrambe finimmo nella prima pagina del giornale locale - sembravamo delle vere e proprie vip insomma! Forse potrà sembrare esagerato tutto questo - ma in una piccola cittadina come quella, "normale", in cui non succedevano mai cose di questo genere, fu un evento che li rese orgogliosi e al tempo stesso onorati. Ed io aggiungerei anche fantastici ed immensi - si sono dimostrati grandi, e di sicuro gli abitanti fra i migliori del mondo. In Italia una cosa così non accadrebbe mai, eccetto se non sei la figlia di qualche vip o politico.
Ancora oggi quando i miei ripensano a quell'incredibile giornata, la prima cosa che viene in mente loro è la gentilezza, il calore, e il fantastico posto che hanno avuto la fortuna di trovare in un momento delicato, come può esserlo la nascita di un figlio. E alla faccia di chi pensa sempre che i tedeschi siano un popolo freddo!! Provare per credere!!!
Dopo circa 3 giorni, arrivò il momento per Noi di salutare e soprattutto ringraziare tutti per far ritorno in Italia. Era stato proposto ai miei genitori di stabilirsi là - ma loro ormai avevano solo voglia di tornare a casa, di sentire la loro lingua e quindi di riuscire a parlare comunicando senza problemi e anche di mangiare finalmente un buon pasto di quelli alla quale erano da sempre abituati. Credo che di questa scelta sino ad ora non si siano mai pentiti. Io penso che abbiano fatto bene, anche se delle volte mi viene da chiedere cosa sarebbe successo, come sarebbero state le nostre vite, se fossimo rimasti la. Molto probabilmente oggi conoscerei due lingue - e sotto certi punti di vista staremmo anche meglio, dal momento che la Svizzera è da sempre molto più avanti del nostro Paese. Soprattutto da un punto di vista economico. Li sembra che nessuna crisi abbia il suo effetto - non a caso le banche svizzere godono di una certa prestigiosità nel mondo. E questi punti sono certamente positivi. Quelli negativi consistono invece che forse non avrei potuto conoscere a fondo il Bel Paese e di conseguenza le sue radici e tradizioni. E poi saremmo stati ancora più lontani dai parenti e magari più soli - e non avrei potuto conoscere tutte quelle persone che, nel bene e nel male, hanno segnato sino ad ora la mia esistenza. E poi c'è anche questo: l'Italia avrà tantissimi difetti, ma per me resta sempre La Nazione migliore di tutte - lontano dal quale non potrei mai vivere. E' la mia casa, ci sono le mie radici, e di conseguenza non riesco ad immaginare di vivere in un altro posto. Così facendo mi sentirei davvero un'estranea e una straniera.
Ciò non toglie che rimango comunque legata alla Svizzera, dal momento che mi ha permesso di nascere - e che spero un giorno di poter tornare a vedere. Infatti d'allora, non vi ho più fatto ritorno. E la cosa mi pesa tantissimo, in quanto ci tengo da morire a vedere la mia città natale e di cosa n'è stato allora.
Ad ogni modo sono convinta che qualcosa di Svizzero l'ho ereditato, per esempio la precisione e la voglia di puntualità - qualità tipicamente svizzere. E poi la mania del latte, dei formaggi, degli orologi e della birra - prodotti alla quale non rinuncerei proprio mai. Non ho ereditato invece il carattere nordico, dal momento che sono fin troppo passionale - però ciò nonostante, sono piuttosto diffidente, almeno per i primi periodi, questo purtroppo a causa delle troppe batoste prese.

MILANO

E così a pochi giorni dalla mia nascita, la mia famiglia, con me in braccio, si rimette in cammino, prendendo un altro treno che stavolta ci porterà in Italia e precisamente a Milano, convinti che in questa città, la città del lavoro e del benessere economico, avremmo potuto costruire il nostro futuro, senza problemi. A papà Milano è sempre piaciuta tantissimo, anche perché anni prima, nel 1979, vi si era stabilito temporaneamente, assieme ad un suo fratello, e grazie alla quale, per puro caso, ha conosciuto mia madre, che si trovava li di passaggio, e si sono innamorati. E così da quel giorno questa diventò la mia seconda città natale - il punto di riferimento per tutti Noi!
Da quando sono grande con Milano ho un rapporto di amore-odio. Quando ero piccola le ero certamente più affezionata - e quando sentivo parlare male di Lei, mi arrabbiavo così tanto da difenderla a spada tratta. Ero convinta che fosse la città più bella e migliore dell'universo. Crescendo alcune cose sono cambiate, la difendo tutt'ora e non mi va perciò che se ne parli male - ma nello stesso tempo, ci sono alcuni momenti in cui sento che mi sta particolarmente stretta, quasi da mancarmi addirittura il fiato. Inizio ad avvertire senso di vuoto, con la voglia di andare via che prede decisamente il sopravvento. Penso soltanto a scappare - però purtroppo non sempre è possibile questo - e fortunatamente il più delle volte, dopo aver respirato a fondo, riesco a tornare in me.
Questa città mi ha dato molto, e di questo le sarò infinitamente riconoscente per l'eternità, ma mi ha anche tolto altrettanto. In certi momenti ho davvero sofferto moltissimo e purtroppo sono cose che non si possono dimenticare. Però la cosa buffa è che quando sono via, la sua mancanza si fa sentire parecchio, ogni volta di più, e ancora non sono riuscita a spiegarmi il perché di questa reazione. Dicevo che mi sta stretta, nonostante la sua grandezza, perché quando delle volte mi metto a pensare appunto a quanto sia enorme, a quante vie, strade esistono, a quante persone vi abitano, a quanto sia metropoli insomma, mi fa sentire immediatamente piccola, piccola, e spaesata. Avverto la sensazione di non essere riuscita a trovare il mio posto, la mia giusta collocazione, al contrario di molti che invece sanno perfettamente qual'è e come conviverci al meglio. Io credo che questo sia dovuto tendenzialmente al fatto che sono da sempre più un tipo provinciale che da città. I paesini con la loro tranquillità e l'essere meno affollati mi trasmettono più sicurezza e meno ansia - anche perché sono cresciuta in provincia. La mia infanzia infatti l'ho trascorsa tutta a San Donato Milanese, paese alle porte del capoluogo Lombardo, e mi sono sempre trovata benissimo, in quanto avevo tutto a portata di mano, senza problemi di alcun tipo. Quando nell'estate del 1993, l'ho dovuto lasciare per trasferirci in città, ci sono stata male parecchio - e come se avessi abbandonato una parte di me, dicendo addio a tutto ciò che era stato quel posto sino a quel giorno, come gli amici d'infanzia, i luoghi e così via. Fortunatamente mi sono rimasti i mille ricordi, almeno questi so per certa che non me li porterà mai nessuno via. Oggi la ferità è stata arginata, ma il dolore è sempre forte così come il rimpianto di cosa sarei io oggi se fossi rimasta ad abitare a San Donato. Chissà magari un giorno tornerò a viverci, naturalmente non sarà lo stesso, ma non importa, perché in ogni caso c'è la volontà di tornare ad abitare in provincia, in futuro. Che sia San Donato o un altro paese, non m'interessa, purché scappo via da qui, da questa città sempre più frenetica e caotica e di conseguenza sempre meno familiare.




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